Coronavirus

Coronavirus a scuola – 3

Compito di italiano, classe 2BSUE, prof. Alessia Romano.

“NOI, GENERAZIONE 2.0, SIAMO DAVVERO UNA GENERAZIONE BACIATA DALLA FORTUNA?”

Se nel corso della nostra vita ci venisse data la possibilità di arrivare, con un pulsante, al momento in cui più di tutti, ci sentiremo felici, senza affrontare difficoltà, lo schiacceremmo in meno di un minuto. In tal modo ci sentiremmo al massimo della beatitudine, senza però aver messo in gioco il minimo sforzo e quindi, senza quella soddisfazione, che solamente la fine di una grande fatica può dare. Al mondo non esistono però oggetti simili e nel corso della storia le persone hanno sempre dovuto mettere in gioco tutto il loro impegno per raggiungere una simile sensazione o anche solo per uscire da situazioni difficili.

L’ambito secondo me più complesso che si sono trovati ad affrontare i nostri parenti più anziani è stato sicuramente quello della guerra, una condizione che ha messo alla prova tutti quanti, in maniere differenti. La maggioranza della popolazione in quel periodo non desiderava altro che porre fine a quello strazio e di tornare alla propria quotidianità, solo chi però ha avuto la capacità di non arrendersi e di sopportare è riuscito a raggiungere l’obiettivo.

In quegli anni le normali abitudini furono totalmente stravolte, a partire semplicemente dalla scuola, i bambini trascorrevano poco tempo in classe, erano costretti a rifugiarsi insieme ai coetanei in luoghi protetti, perfino nelle ore in cui avrebbero dovuto arricchire se stessi, in un ambiente tranquillo. In quei casi anche l’ingenuità di un bambino riusciva a percepire la stranezza della situazione e a provare di conseguenza paura. Erano le insegnanti a provare a calmare le inquietudini dei bambini, cercando di sotterrare il più possibile il fatto che loro stesse erano le prime a sentire l’orrore della guerra dentro se stesse, non sapendo inoltre se quei bambini che avevano di fronte, avrebbero potuto, un giorno, poter prendere il loro posto ed entrare nell’età adulta. Erano poi momenti di disperazione nel momento in cui a tavola il cibo scarseggiava e oltre ai campi non c’era possibilità di sfamarsi, si potevano avere i soldi, ma erano inutili in tali momenti, in quanto il denaro non comprava niente. Si andava a letto vestiti, perché non c’era mai la certezza di passare una notte tranquilla senza il fatidico allarme. Per non parlare poi delle sensazioni di chi la brutalità l’ha vissuta all’interno dei campi di concentramento. Partiva tutto nel momento in cui le famiglie venivano smistate nei vari settori e si dava un’occhiata ai propri familiari, senza mai avere la certezza di vederli nuovamente, cosa che non accadeva quasi mai.

La situazione era quindi estrema, molte persone diventavano parte della cifra che costituiva il numero di morti, in crescita ogni giorno. Molte altre però grazie alla fortuna, ma anche alla  loro immensa forza di volontà, non si diedero per vinte e combatterono fino a quando tutto ebbe fine.

Tutto questo lottare lo dobbiamo prendere d’esempio, ogni giorno!

Spesso ci facciamo prevalere dai problemi, dalle catastrofi, non vediamo via d’uscita, ma se i nostri stessi nonni ce l’hanno fatta in ambiti simili, dobbiamo farci forza, prendere in mano le redini della nostra vita e non abbatterci.

Tutto questo lo possiamo mettere in pratica partendo da ora, giorno dopo giorno, per affrontare una delle sciagure più grandi sulle spalle della nostra generazione, il coronavirus. Ammetto io stessa che inizialmente ho preso il probelma sotto gamba, ma con il passare del tempo, dopo essermi ben informata, ho capito che nel mio piccolo posso aiutare a risolverlo. Bastano poche cose per alleggerire i guerrieri di quest’epoca: i medici e gli infermieri che quotidianamente rischiano la loro stessa vita per gli altri.

Non credo che la fortuna sia tipica di una generazione, ne di una persona, siamo semplicemente noi stessi che possiamo contribuire per far funzionare tutto per il verso giusto. Le tragedie possono capitare a tutti, in qualsiasi momento, non abbiamo potere di decisione su di esse, possiamo solo scegliere di rimboccarci le maniche e batterci con il guaio, o semplicemente in questo caso seguire le indicazioni di chi ne sa più di noi.

Credo che al momento l’unica ricchezza che abbiamo siano i nuovi strumenti, le innovazioni che nel corso degli anni hanno reso la nostra vita quotidiana sempre più semplice. Mi riferisco ad esse sia in campo medico, cosa che ci aiuterà a creare il numero minore di vittime, sia “casalingo”, riuscendo per esempio a progredire il nostro percorso scolastico tramite la tecnologia.

Un altro aspetto positivo di quest’ultima è la possibilità di avere contatti sociali continui con gli altri, anche al di fuori della scuola, cosa che secondo me crea un’immensa solidarietà. Ricordo per esempio la prima volta che io e la mia famiglia insegnammo ad usare Skype a mia nonna, per poter comunicare anche quando eravamo in vacanza. Quando lei sentiva la nostra mancanza, non si limitava quindi a sentire la nostra voce, ma a vederci, avevamo la prova che lei stesse bene ogni giorno, potendola vedere direttamente in viso. Nonostante qualche difficoltà nell’apprendimento di questi nuovissimi mezzi di comunicazione per lei, tutto andò per il meglio e tutto fu facilitato. Trovo quindi una risorsa fondamentale questi oggetti e sistemi d’oggi che un tempo non erano disponibili; le persone della scorsa epoca magari non ne sentivano la necessità, ma io sono sicura, non riuscirei mai a stare senza.

In conclusione, se possiamo quindi definirci fortunati per la presenza di questi strumenti, è necessario sfruttarli. Per il resto è importante secondo me non agire da spettatori, ma da protagonisti aiutandoci l’un l’altro, così da raggiungere con impegno, ma nel minor tempo possibile l’obiettivo di  tornare alla normalità e quando accadrà, ne saremo doppiamente soddisfatti se avremo contribuito. 

Elisa Bonacina

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