il regista Simone Pizzi
Assemblee di Istituto

ASSEMBLEA STUDENTESCA D’ISTITUTO PER LE CLASSI PRIME

Il giorno 20 febbraio 2018 al cinema Palladium alle ore 8:30 si è tenuta l’assemblea di istituto delle classi prime.

L’assemblea consisteva nella visione dI un lungometraggio documentario “Figli di Abramo” di Simone Pizzi e in una intervista al regista, a Don Lorenzo Maggioni anche maestro di seminario, Usama Al Samtawy, imam e piccolo imprenditore e Giusy Valentini una suora diocesana.

Il tema trattato nel lungometraggio era quello del significato delle religioni degli immigrati in una metropoli come Milano.

Il documentario era l’insieme delle interviste di persone rumene e musulmane ed ebree che accettando la proposta di Simone hanno raccontato il loro rapporto con la religione e il rapporto con il proprio paese natio e l’Italia.

Ora l’intervista, in breve, di Simone Pizzi.

  • “Come le è venuta l’idea di girare questo film-documentario?”

“Sono stato invitato dall’organizzazione a girare questo corto. La mia prima idea era di girarlo con le famiglie della mia comunità. Poi però ho pensato di allargare la mia ricerca a tutta Milano. Alcune hanno accettato altre no.”

  • “Perchè ha scelto proprio il tema della religione?”

“Perchè secondo me la religione è un punto d’unione.”

  • “Durante questa esperienza ha trovato persone che vorrebbero ritornare nel paese di origine?”

“Questa nostalgia si vede soprattutto negli adulti che ogni tanto vorrebbero ritornare a vivere lì. Mentre per i giovani, magari nati anche in Italia, il luogo di origine lo vivono come un posto per passare le vacanze.

Abbiamo intervistato anche gli altri tre ospiti, due cristiani e un musulmano.
Sono state poste diverse domande, ecco le più interessanti.

  • “Ma il velo per le donne è obbligatorio o facoltativo?”

Don Lorenzo:
“Noi abbiamo la memoria corta, perché solo negli anni ’70 anche le donne cristiane dovevano portare il velo in Chiesa.”

Usama:
“Il velo per i musulmani non è considerato una cosa negativa, anzi per la donna rappresenta la libertà.

Si deve scegliere se come punto di incontro si vuole usare solo il corpo, che a volte più ingannare
perchè a volte non ci rappresenta per quello che veramente siamo, oppure scegliere anche di utilizzare anche tutto il resto di noi.
Questa scelta, cioè decidere chi si vuole essere, per noi cristiani non è definita e non è neanche così evidente, ma per le musulmane è un interrogativo che si pongono e si devono porre verso i 14-15 anni e consiste anche nel decidere se portare il velo oppure no.

Un’altra domanda, forse la più interessante.

  • “Per quanto riguarda il terrorismo islamico, lei che cosa ne pensa?”

Usama sembra molto deciso sull’argomento.
“Il terrorismo è un po’ come la mafia, nessuno pensa che la mafia è generata dalla Chiesa, anche se le serie tv si vedono i mafiosi con il rosario in mano.
Nessuno lo dice, come è giusto che sia, quindi la stessa considerazione va fatta per il terrorismo e l’Islam.
Islam vuol dire Pace quindi “non ci può essere guerra, non ci può essere terrore e abbandono, con una parola come Pace”.
Molti terroristi, infatti, non sono neanche musulmani…
Se le religioni non sono capite fino in fondo, c’è il rischio che invece di aprirci il cuore ce lo chiudano”.
Lo stesso vale per l’Islam, che se non lo si conosce, non si  distingue il vero spiritualismo dal movimento politico che utilizza la religione.
Conclude dicendo che tra molti arruolati nell’Isis ci sono ragazzi europei, anche cristiani che però  secondo lui non si sentono parte di niente e neanche della comunità cristiana del loro paese. Quindi si arruolano lì perchè credono che lì possano sentirsi parte di qualcosa, quando in realtà trovano quasi sempre la morte.
Questo vuol dire che tutti, ma soprattutto i cristiani devono ritornare a essere veri nel senso di essere più spirituali, in modo che l’Isis rimanga l’unica possibilità per chi non si sente parte di niente.
Conclude con questo quesito a cui consiglia di dare una risposta:

“In cosa credo? A chi credo? A chi voglio appartenere?”

A voi la risposta.

Poi decide di intervenire anche il prof Valsecchi:
“Non è giusto che i media diano grande  importanza solo agli attentati terroristici in Europa, e non in Libano o nel resto del mondo.
Gli uomini,  le donne, i bambini, gli anziani che muoiono sono come noi, noi non siamo più importanti di loro. Quindi interessatevi anche loro, perchè ad esempio il Libano, non è poi cosi lontano come crediamo: la minaccia non c’è solo quando colpiscono in Francia o in Inghilterra”.

Camilla

il regista Simone Pizzi

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